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End bag (2016)

End bag (2016)

Lo spettacolo End Bag, evento conclusivo del laboratorio teatrale interculturale Oltre il Ponte, si è tenuto nel suggestivo scenario naturale del Bosco didattico di Ponte Felcino (Perugia). Il progetto, pensato come un ponte di comunicazione interculturale tra la popolazione locale e i migranti presenti sul territorio, ha vinto il bando MigrArti del Ministero dei beni e delle attività culturali. La scelta del contesto di Ponte Felcino è stata motivata anche dalla presenza sul territorio di molti richiedenti asilo ospitati nella struttura dell’Ostello della gioventù, oggetto di sentimenti contraddittori nella cittadinanza.

Lo spettacolo è un viaggio attraverso i vissuti, i sogni, i desideri, i ricordi, dei quattordici protagonisti, provenienti da realtà molto diverse tra loro, ma che condividono tutti l’esperienza della migrazione. Tra valige che si aprono e si chiudono, sulla scena si susseguono momenti di quotidianità, festa e speranza ad altri di raccoglimento e riflessione. Cosa contiene l’ultima valigia – end bag – resterà un’incognita, il suo contenuto è ancora da scoprire.

Partners del progetto Oltre il ponte sono: Associazione culturale Smascherati!, ANCI Umbria, Comune di Perugia, Regione dell’Umbria, ARCI Solidarietà ora d’aria, FELCOS, Università degli Studi, Key & Key communications; con il supporto di Regione Umbria, Università per Stranieri, Proloco La Felciniana, Associazione Giovani Musulmani, Polis Soc. Coop. Sociale. Si ringrazia l’Associazione Volontari e Amici del Bosco Didattico.

Attori: Luciana Bianconi, Daniel Chukwuma; Wolo Coulibaly; Youssuf Coulibaly; Laura Cremonte; Baboucar B. Diallou; Mamadou Hassimiou Diallo; Ibrahim Diarrasouba; Sara Dinkel; Martina Fileccia; Jaret Ikhe; Soko Kromah; Christine Lord; Waqas Alì Majeed; Benedetta Martino; Mohammad Alì Montaseri; Jhans A. Serna Rayme; Aliou Tall; Sidibè Vacaba.

Musiche:

René Aubry “Vodka M’interesse”

René Aubry “D’un pas si facile”

Namib Marimbas “Grazing back home”

Claude Arrau “Les jeux d’eaux à la Ville d’Este, for piano (Années III-4), S. 163-4 (LW A283-4)”

Recensioni

[…] Sono ragazzi che la burocrazia dell’accoglienza definisce (e così li classifica) “richiedenti asilo”, ospitati provvisoriamente nell’Ostello della gioventù di Ponte Felcino – oggetto, qualche mese fa, di incomprensibili contestazioni “leghiste” o giù di lì: incomprensibili tanto più alla luce della ricchezza umana e di cultura che proprio questo spettacolo rivela e ci dona. Richiedenti asilo, dunque né carne né pesce, in attesa di…, come in un limbo. Eppure questi giovani hanno una carica umana, un’autonomia intellettuale e un’energia creativa che commuovono ed emozionano come poche altre volte ci è capitato di provare. E non si tratta di un abbaglio dovuto a spirito caritativo o, come si dice orrendamente, particolarmente “buonista”: è che è proprio lo spettacolo e la loro prestazione attoriale – sia pure di dilettanti innamorati di questo loro ruolo provvisorio – a convincere pienamente, ne è una prova la reazione così favorevole di un pubblico numeroso, addirittura “straripante” nell’ultima serata di replica. Insomma, è proprio il “gioco scenico” che funziona, coadiuvato da un uso sapiente di luci calde e intense, sorretto da un umorismo dai ritmi classici e sempre sorprendenti e coinvolgenti. Poi fanno capolino, e si impongono decisamente, le storie di migranti, ridotti quasi a far tutt’uno con le loro valigie, come una sineddoche dolente e faticosa. Ma tutto è raccontato con un tono lieve e volto soprattutto a ricercare il lato comico di quanto è accaduto o accadrà: non certo per svalutare, o sminuire, banalizzare la gravità o anche la mostruosità del tempo che stiamo attraversando, ma per trovare nella propria intelligenza e fantasia una modalità di resistenza e liberazione più profonda. […]

Questo spettacolo si apre e si chiude con la parola welcome, che davvero non suona formale. Nel finale questa
parola è modulata nei versi splendidi e tristi del poeta africano Wole Soynka:

“Il domani viene e va, giorni da relitti di spiaggia” / Forse indosserai, alghe cucite su falsi di stilisti, con marche invisibili: fabbriche in nero. O souvenir sgargianti, distanti / ma che ci legano, manufatti migranti, rolex / contraffatti, l’uno contro l’altro, su marciapiedi / senza volto. I tappeti invogliano ma I nessuna scritta dice: WELCOME.”

dalla recensione di End Bag su il manifesto- micropolis

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